sviluppo di nuovi farmaci

Un nuovo farmaco presentato alla classe medica, deve offrire uno strumento vantaggioso in termini di efficacia, sicurezza ed utilità.
Il percorso che porta dallo studio iniziale alla disponibilità di un nuovo farmaco richiede un periodo generalmente non inferiore a 10-12 anni, ed è quasi sempre accompagnato alla valutazione preliminare delle proprietà farmacologiche di molte migliaia di composti chimici, seguìta dalla selezione di un numero più ristretto di questi, tra i quali verranno selezionati pochi candidati per le sperimentazioni preliminari e la successiva valutazione clinica che identificherà il nuovo farmaco.

Secondo alcuni analisti, l’industria farmaceutica sarà presto in grado di sintetizzare 100 miliardi di composti ogni anno. Questo significa che solo una grande capacità di gestire a livello informatico una sempre più vasta mole di dati ed informazioni consentirà ad una industria farmaceutica di rimanere sul mercato. Tra tutte queste nuove molecole molte saranno dirette a pochissimi pazienti, basate su profili genetici semi-individualizzati. Ciò presumibilmente porrà delicati problemi non solo sanitari ma anche di natura etica, politica, sociale e giuridica assolutamente inediti.
Per questo processo, ci si affida anche ad appalti esterni (outsourcing): negli USA le industrie farmaceutiche hanno affidato il 16% circa delle attività di marketing ad organizzazioni esterne nelle quali hanno investito circa 1,5 mld di dollari. Per quanto riguarda i farmaci sono circa 2000 le organizzazioni di ricerca a contratto che offrono prestazioni nel settore. Di queste circa 80 operano in Italia e di preciso ancóra non si conosce quante operino nel settore delle biotecnologie.

La complessità dei saperi tecnologici e biotecnologici, la frammentazione e la diversificazione delle competenze necessarie per promuovere i processi di sviluppo dei nuovi farmaci, i costi crescenti porta molti osservatori a prevedere che il 70 – 80% delle attività di ricerca e sviluppo che attualmente vengono condotte all'interno dell'industria farmaceutica saranno in futuro terziarizzate. Alcune aziende "terziste" sono specializzate nello sviluppo di nuovi farmaci, altre gestiscono studi clinici, mentre altre forniscono alle aziende informatori farmaceutici a tempo definito. Nell'ambìto della produzione, inoltre, esistono organizzazioni capaci di produrre il farmaco rispettando le normative di qualità, mentre altre sono specializzate nella sintesi chimica degli intermedi per l'industria.

Il fatto che recentemente una multinazionale abbia lanciato sul mercato nuovi farmaci pur contando al suo interno soltanto 60 dipendenti, quelli necessari a realizzare le attività strategiche essenziali, porta alcuni a sognare la realizzazione di aziende virtuali. Se questi saranno sogni o incubi, realizzazioni concrete o di sapore fantascientifico lo verificheremo operando di fronte ai processi reali con i quali quotidianamente ci misuriamo.

la progettazione

doc-crazyLa progettazione di un nuovo farmaco deve derivare da una necessità terapeutica. Prima delle moderne tecnologie, il farmaco veniva individuato ricercandolo tra prodotti naturali o tra farmaci esistenti ma poco efficaci o sicuri; oppure osservando effetti collaterali positivi di altri farmaci dai quali si cercava di portare in primo piano l'effetto "collaterale"; o infine, per evento fortuito.

Questa metodologia, oltre a essere poco mirata e selettivo in relazione al "bersaglio biologico" (recettore o enzima), richiede generalmente tempi molto lunghi per produrre una molecola che dovrà successivamente essere modificata per migliorarne l'efficacia e la sicurezza.
Oggi, le aziende farmaceutiche impiegando elevate risorse, utilizzano le più recenti tecniche di automazione in elevata elaborazione dei dati, HTS (High Throughput Screening) e uHT (ultraHTS): grandi sistemi robotizzati eseguono ogni ora saggi biologici su centinaia di campioni.

Questi a loro volta sono ottenuti con una numerosità di diversi ordini di grandezza maggiore che in passato, con l'uso della chimica combinatoriale e della sintesi parallela. Si saggiano così decine o centinaia di migliaia di composti nell'arco di pochi mesi per ogni bersaglio biologico (recettore o enzima) selezionato. La ricerca che spesso ricorre al cosiddetto approccio di forza bruta (brute force), che consiste nel saggiare indistintamente anche milioni di composti, opera preventivamente una selezione razionalizzata dei composti stessi sulla base delle caratteristiche del sistema biologico bersaglio. Un ruolo importante è in questo caso giocato dalle Biotecnologie. Questa fase di Ricerca di base dura circa 2-3 anni e rappresenta il 10% dell'investimento totale.

La chimica combinatoriale può essere definita come quell’insieme di mezzi in grado di generare un gran numero di molecole (librerie) con un elevato grado di diversità, aumentando la quantità di prodotti da sottoporre a screening farmacologico. In chimica combinatoriale i composti non sono sintetizzati uno dopo l’altro, ma simultaneamente con l’uso di molti building blocks contemporaneamente. In ogni passaggio si ottengono tutte le possibili combinazioni, così da generare una libreria di prodotti con pochi reattivi. Librerie di composti si possono ottenere sia in soluzione che in fase solida; quest'ultima è quella che ha trovato più ampia applicazione. La sintesi di composti in fase solida (SPOS) presenta numerosi vantaggi rispetto a quella in soluzione ad esempio le procedure di reazione sono risultano notevolmente semplificate in quanto i complessi processi di purificazione ed isolamento dei prodotti sono sostituiti da una semplice filtrazione, si può usare un largo eccesso di reagente per condurre le reazioni a buon fine ed il supporto può essere rigenerato dopo l'uso.

la tossicità

La commercializzazione di un nuovo farmaco è preceduta da ricerche in vitro, sperimentazioni tossicologiche su animalii ed indagini rigorosamente controllate volontari sani (fase I) e malato (fase II e III) (con costi fino a 150 milioni di euro) in modo da individuare quelle reazioni indesiderate al farmaco che compaiono con una frequenza superiore a 1 ogni 1000 somministrazioni e che vengono riportate nella scheda tecnica e nel foglietto illustrativo.

Dopo la commercializzazione (fase IV), tra le decine di migliaia di persone trattate con il farmaco può aversi la quasi assoluta certezza di cogliere una azione sfavorevole imprevista (di regola le più pericolose) che abbia una frequenza di circa 1 su 10.000 assuntori del medicamento. Azioni sfavorevoli di un farmaco con così bassa incidenza o con lunga latenza non possono essere evidenziate prima di alcuni anni di commercializzazione, a prescindere dall'accuratezza con cui gli studi di fase II e III siano stati condotti. Inoltre, stante la variabilità dei fattori interferenti, è spesso assai difficile stabilire con certezza un rapporto causa-effetto fra farmaco e reazioni sfavorevoli.
Di qui l'importanza della farmacovigilanza dopo l’introduzione sul mercato di un farmaco, quando la somministrazione avviene in un contesto notevolmente diverso dalle indagini cliniche controllate, per contemporaneo uso di altri farmaci (anche di autoprescrizione) o prodotti erberboristici, presenza di patologie complesse e multiple, fasce di età a rischio che possono tutte influenzare la reattività al farmaco.

Le prime indicazioni di azioni sfavorevoli dopo la commercializzazione sono di regola costituite da segnalazioni di casi clinici. La figura del medico in questo caso è fondamentale: impegnato nel momento prescrittivo (deve conoscere del farmaco indicazioni terapeutiche, azioni indesiderate, sfavorevoli, controindicazioni, interazioni - talune assai pericolose - con altri farmaci o prodotti erbali, limitazioni d’uso), lo è altrettanto nel rilievo delle azioni sfavorevoli, siano quelle già segnalate nel foglietto illustrativo (periodicamente aggiornato) o già note per il gruppo cui il farmaco appartiene oppure rappresentino un evento imprevisto e/o ignoto.

fasi della sperimentazione clinica

Dalla scoperta alla entrata in commercio, il candidato nuovo farmaco attraversa un iter procedurale che dura almeno 10 anni. Fra le varie molecole studiate, la selezione di quello che sarà il principio attivo migliore del gruppo, adatto all'impiego sull'uomo, è suddivisa a livello internazionale in 4 fasi.

il nuovo farmaco

La ricerca e lo sviluppo di un farmaco è un processo ad alto rischio di fallimento, lungo e costoso. Solo una molecola su 10.000 sintetizzate riesce ad arrivare allo sviluppo clinico; e solo una su 10 riesce a superare con successo tutte le fasi dello Sviluppo Clinico e giungere ai pazienti.

Quando uno o più composti chimici, provenienti dalla fase di Ricerca di base, hanno mostrato attività biologica di rilievo sul bersaglio considerato, inizia una serie di sperimentazioni chimico-biologiche per determinarne la selettività di azione (quindi riduzione di effetti collaterali), la biodisponibilità, la tossicità, il comportamento metabolico, nonché la possibilità di sintesi a livello industriale e lo sviluppo di adatte forme farmaceutiche.

registrazione

Quando l'azienda ha accertato che il nuovo medicinale è sicuro ed efficace, per poterlo commercializzare deve chiedere l'Autorizzazione all'Immissione in Commercio (AIC) al Ministero della Salute. Questa procedura, chiamata registrazione, prevede la consegna al Ministero di tutta la documentazione degli studi effettuati, prima sugli animali, poi su volontari sani, infine su pazienti, che dimostrano come il farmaco sia sicuro (non pericoloso, né tossico) e più efficace, rispetto agli altri già in commercio, nel trattare una determinata malattia. Nella fase di registrazione, viene assegnato il nome di fantasia con cui il farmaco sarà inserito nelle liste dei medicinali reperibili che permetteranno di identificato dal medico e dal paziente.

Durante queste procedure amministrative le Autorità Sanitarie naionali ed internazionali verificano la validità delle sperimentazioni condotte, certificando che il nuovo farmaco può essere commercializzato. L'insieme delle informazioni cliniche e precliniche che guideranno nell'uso del farmaco vengono riportate, in concerto con l'Autorità Sanitaria, nella "scheda tecnica di prodotto", il cui contenuto è riassunto e semplificato nel foglietto illustrativo contenuto nella confezione del medicinale.

i nomi di fantasia delle specialità medicinali

I nomi di fantasia, con i quali vengono registrate le nuove specialità medicinali, oltre che essere facilmente memorizzabili, devono preferibilmente legarsi ad un'immagine evocativa. Per esempio, il nome Librium® deriva evidentemente dal latino libra (bilancia), ed in effetti rende l'idea di un prodotto in grado di equilibrare qualcosa; il bactrim® è la contrazione del nome latino bacterium, ed anche in questo caso il nome viene legato ad un'immagine.
Accanto a questi esempi evidenti, vi sono nomi di fantasia che sono legati ad un'origine abbastanza curiosa. Per esempio, l'etimologia dell'acido barbiturico risale al nome datogli da Adolph Von Bayer nel giorno di Santa Barbara, ma secondo altri il nome deriverebbe dal fatto che Von Bayer avrebbe dedicato la scoperta di questa sostanza al nome di una cameriera della birreria dove lui soleva passare le sue serate.
Il primo barbiturico ad azione ipnotica, l'acido dietel-barbiturico, è stato introdotto in medicina da Fisher e Von Maring nel 1903 col nome commerciale di Veronal, dal nome della città di Verona dove Fisher ne avrebbe avuto l'idea mentre attendeva il treno, passeggiando su e giù per la stazione.
Il ceppo batterico (Streptomyces peucetius) da cui si ricava l'antitumorale doxorubicina è stato isolato da campioni di sabbia raccolti su uan spiaggia dell'Adriatico: questo rende ragione dell'origine dei marchi Adriblastina® e Adriamicina®.
Poi, i nomi si legano anche alle mode. Per esempio, il Minipress® ed il Minidiab®, farmaci prodotti verso la fine degli anni '60, sono coevi all'introduzione della moda della minigonna.

A dispetto di questi esempi, non è sempre facile o possibile rintracciare notizie attendindibili sull'origine, a volte rocambolesca, dei nomi di fantasia. Per esempio, il consumo di Khat1, legato ad un intreccio di tradizioni culturali e religiose, è molto diffuso a Mogadiscio (Somalia)... il Mogadon® produce esattamente l'effetto opposto!

flash gordon striscia del 1960
©1960, King Features Syndacate, Inc. (collezione privata)
A volte l'origine di certi nomi viene spiegata dalle cosiddette "leggende metropolitane". L'interferon (citochine ad attività antitumorale ed antivirale isolate da Isaacs e Lindenmann nel 1957) si fà risalire al fumetto di Flash Gordon, il rutilante eroe creato dalla visonaria fantasia di Alex Raymond. Il fatto è che nelle avventure disegnate da Raymond nel 1933, non vi è alcun accenno all'interferon; però questo compare in una striscia del 1960 disegnata da Dan Barry per l'episodio "la peste spaziale".

1 Il catinone e la catina, composti fenilalchilaminici strutturalmente analoghi alle anfetamine, sono i maggiori, se non unici, determinanti degli effetti psicostimolanti sperimentati durante la masticazione delle foglie di Khat che alleviano la fatica e riducono la necessità di sonno.


decreto legislativo 219 del 20061 farmacopee2 tabelle FU XI3 tabelle FU XI4 ricetta ripetibile, non ripetibile, ricetta SSN, ricetta speciale5 6 specialità medicinali, generici e brevetti7
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