La registrazione di un marchio può essere fatta singolarmente in ogni nazione di interesse (es. Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, ecc.) oppure si può chiedere la registrazione di un marchio Comunitario o Internazionale. A differenza di quanto accade con i brevetti, il marchio ha una durata illimitata, però deve essere rinnovato ogni 10 anni. Esso può consistere in un nome, in una o più parole (ad es., "Coca-Cola") oppure in un nome con una grafica particolare (ad esempio coca-cola scritta in bianco su sfondo rosso con la "C" opportunamente stilizzata) o addirittura solo in una grafica, o in un suono, o in una particolare combinazione di colori. Perché un marchio sia registrabile, deve essere nuovo; tuttavia, in Italia è possibile registrare anche un marchio che sia registrato solo all'estero (a differenza di quanto accade con i brevetti) purché non abbia una notorietà diffusa sul territorio italiano e la registrazione non avvenga in malafede. A séguito dell'entrata in vigore della nuova legge sui marchi (DLgs. 4 Dicembre 1992 n. 480), anche un privato, e non solo un imprenditore, può registrare un marchio con l'unica condizione, pena la decadenza, che il marchio sia utilizzato direttamente o ceduto o dato in licenza entro 5 anni.
Non si può richiedere il copyright sui nomi (ecco perché i nomi delle due piante che compongono il marchio Coca-Cola®, sono uniti da un piccolo trattino... lo avevate notato?); l'unico diritto legale che si può ottenere su un nome è il trademark TM, e questo vale solo per motivi di merchandising (commercializzazione). Non è possibile attribuire un copyright ad un nome, essenzialmente perché non è pratico. Consideriamo, ad es., il nome Babbo Natale, il nome popolare italiano corrispondente all'anglosassone Santa Claus: la sua registrazione implicherebbe il diritto di perseguire legalmente tutti coloro che nelle festività natalizie si presentano come babbo Natale per averne infranto il copyright? Naturalmente no, sarebbe ridicolo. Eppure, un simile marchio potrebbe essere un'opportunità...
![]() Nel 1992, il sig. Armando Narciso registrò all'Ufficio Brevetti di Napoli il nome di Babbo, cognome Natale. Stante questo insolito marchio registrato, ceduto alla "Napoletana Servizi", è stato registrato il nome di dominio babbonatale.it. Questo significa che, per esempio, non è più possibile utilizzare il nome "babbo natale" come insegna di un negozio di giocattoli. |
I nomi registrati possono costituire la fortuna del loro proprietario: qualche volta un autore inventa un nome veramente singolare per un personaggio o una storia, per esempio i film della serie STAR TREK™ (viaggio stellare), STAR WARS™ (guerre stellari) riportano un titolo che può, ovviamente, liberamente essere utilizzato in un testo, ma non per una trasmissione audiovisiva o come unico titolo di un libro (però, si può scrivere "La Fisica di Star Trek™")
Il nome Google™, per esempio, non è un marchio registrato ma un trademark in quanto è un gioco di parole che deriva dal termine "googol" coniato da Milton Sirotta, nipote del matematico americano Edward Kasner, per indicare un numero formato da un 1 iniziale seguito da 100 zeri. Questo spiega anche il formato del marchio Microsoft® Windows™: la parola windows (finestre) può ovviamente essere liberamente utilizzata, ma non si può scrivere "Linux Windows" in quanto si configura un plagio (si noti che Linux - il sistema operativo gratuito - non è un marchio), ma X Window System® è un marchio registrato. Infine, si possono registrare gli acronimi (nome formato dalle parole che lo compongono per esteso): per esempio, niosomi™ = non ionic liposomes.
![]() il famoso screenshot della serie televisiva Dallas |
Per quanto rigurda luoghi geografici, si presenta quasi esattamente la stessa situazione dei nomi. Non si può mettere un copyright sui luoghi. D'altra perte, più singolare è il luogo, più si può considerare il problema. Per esempio, due fictions entrambe ambientate in una particolare localizzazione ed in un particolare contesto molto simile potrebbero configurare un caso di plagio. Comunque, come nel caso del famosissimo serial degli anni '80, Dallas, si può porre un particolare screenshoot (schermata) come immagine-marchio identificativo.
La scelta del lancio sul mercato di un nuovo prodotto è il risultato di una serie di indagini e studi delle esigenze dei possibili consumatori. Vengono dunque effettuate indagini su campioni estesi di persone il più possibile rappresentanti del segmento di popolazione potenzialmente interessato all'acquisto; in seguito sono fatti i cosiddetti "focus test": test qualitativi su un numero ridotto ma eterogeneo di persone (60-70) che con la loro opinione indirizzano le scelte di produzione e promozione dell'oggetto in questione.
marca: l'origine di questo termine risale al corrispondente medioevale con cui si indicava il territorio, marca, circoscritto su cui dominava un "Signore" e, per analogia, non si riferisce ai prodotti materiali o ai servizi che un'azienda commercializza, bensì al "messaggio" trasmesso al consumatore mediante la comunicazione alla quale lo stesso consumatore accede quando utilizza quei prodotti o quei servizi. Questo "messaggio" generalmente può essere associato a vari concetti o addirittura sinonimi: qualità, economicità, convenienza, eleganza, praticità, ecc. Oppure può addirittura rappresentare un modo di essere... "X è più sani, più belli, ecc.".
marchio (brand name): è lo strumento con il quale le imprese tutelano giuridicamente la propria marca ed è rappresentato dall'insieme dei segni (foto, disegni, caratteri, musiche, suoni, ecc.) che una "Marca" utilizza per caratterizzare i singoli prodotti o servizi. Associato al marchio è il "logo", che si riferisce al nome con il quale una marca o un prodotto sono proposti ed in particolare al suo aspetto grafico e
può essere costituito da un simbolo, una parola o una combinazione dei due (accanto, il logo della Pfizer).
Benché le parole "Marca" e "Marchio" racchiudano dei significati commerciali differenti, nel linguaggio corrente sono interscambiabili e riassunte sinteticamente nel termine brand. Il brand spesso è utile per comunicare il feeling style, una sensazione di familiarità al consumatore.
Ditta (Company's name): è il nome commerciale con il quale chi svolge attività di impresa opera nel mercato. La ditta di una società di persone è chiamata Ragione sociale mentre per le società di capitali si parla di Denominazione sociale. es: Pfizer, Inc.; Alfa Wassermann SpA; IBM Corporation; Microsoft Corporation
Nella letteratura di marketing sono presenti varie tipologie di marca. Qui riassumiano le più comuni:
I medicinali equivalenti possono essere sia da banco (acquistabili liberamente) che prescrivibili (acquistabili solo con ricetta medica), esattamente come il medicinale da cui derivano.
Queste specialità medicinali sono uguali, o più precisamente "equivalenti farmaceutici", non "bioequivalenti farmaceutici": stesso principio attivo, stessa dose, stessa forma farmaceutica, stessa via di somministrazione, stesse indicazioni terapeutiche. Per es., ASPIRINA® (Bayer), KILIOS® (Pharmacia & Upjohn Spa), ASPRO® 500 (Roche)
Per i nuovi prodotti farmaceutici, un brand significa rendere i tempi d'accesso al mercato più brevi, accelerare la penetrazione, espandere l'impiego e prolungare la preferenza alla scadenza del brevetto.
Il grafico a destra mostra come la qualità di un bene sia legata al suo prezzo. In linea di principio, all'aumento di prezzo corrisponde un aumento della qualità del bene; tuttavia, raggiunta quella che potremmo definire la "qualità massima allo stato dell'arte", il prezzo dei beni caratterizzati da un "exclusive brand" aumenta senza un aumento della qualità: la parte a destra del grafico mostra che il prezzo viene sostituito dal valore (non correlabile al rapporto qualità/prezzo) attribuito al bene e la qualità rimane costante.
Il valore è un elemento soggettivo legato alla forza del brand: in questo caso, i brand si susseguono da sinistra verso destra secondo il loro valore intrinseco (inteso come capacità di generare profitti). Il grafico non è in scala in quanto i beni prodotti dalle varie aziende non sono direttamente confrontabili tra loro per tipologia o per modello ed il posizionamento dei marchi (intervallati a distanza uguale) non corrisponde alla loro reale classifica.
La creazione di un brand è tuttavia un difficile obiettivo, raggiungibile facendo ricorso a strumenti e metodi vari unitamente ad una strategia che prevede la partecipazione di tutte le divisioni operanti nelle agenzie. Le varie divisioni comprendono esperti specializzati in differenti aree d'attività: accanto alla Divisione Marketing, che si occupa principalmente degli aspetti commerciali, si trovano, ad esempio, la Divisione Medica, responsabile del controllo della correttezza scientifica delle informazioni trasmesse, e la Divisione della Comunicazione e Pubbliche Relazioni. Infatti, è indispensabile la conoscenza del mercato nel quale si dovrà posizionare il nuovo prodotto, e d'altra parte è determinante la scelta dell'immagine che si vuole dare al prodotto.
Lo svantaggio del brand è che l'identificazione brand-prodotti può maggiormente incorrere nel rischio di boicottaggio (generalmente promosso da associazioni di consumatori) o sfiducia del consumatore (un farmaco da tempo in commercio che, per es., riveli effetti collaterali imprevisti, può danneggiare il nome dell'Azienda produttrice).
Data la varietà del tipo di attività svolta, le figure professionali che possono trovare una collocazione in questo àmbito lavorativo sono molteplici, fra queste:
Nel campo della salute, come detto, la situazione è diversa a seconda degli Stati. In Francia e Germania è consentito l'uso dell'umbrella branding, mentre in Austria è ammesso sia tra prodotti Otc, sia tra Otc e etici, ma in quest'ultimo caso è vietata la pubblicità del marchio; in Danimarca princìpi attivi diversi non possono avere lo stesso marchio, mentre sono consentite differenti indicazioni per prodotti diversi con lo stesso marchio. In Spagna e Grecia, così come in Italia, l'umbrella branding è vietato, per evitare - secondo le intenzioni del legislatore - confusione nel consumatore, che potrebbe tradursi in rischi per la salute pubblica. E oltre a non esserci unanimità di vedute sulla questione, tra gli stati membri dell'Unione non esiste nemmeno accordo sulle modalità con cui definire gli strumenti normativi. Ancor più difforme, infatti, è la fonte da cui derivano queste prassi: in Italia e in Belgio, per esempio, non esistono specifiche normative, e predomina un approccio caso per caso; in Germania vale una raccomandazione dell'autorità sanitaria federale, mentre in Gran Bretagna si fa riferimento a linee guida redatte dall'amministrazione statale in accordo con le imprese produttrici.
Molte persone credono erroneamente che il personaggio Mickey Mouse sia protetto solo da un copyiright. In realtà, il personaggio in questione, analogamente a tutti gli altri disegnati dalla Disney è protetto come trademark, che analogamente agli altri marchi commerciali, permette una protezione illimitata. Indipendentemente dal fatto che un personaggio Disney faccia o meno parte del cosiddetto "pubblico dominio", le sue caratteristiche rimangono protette da usi non autorizzati.
Il marchio "debole" è un marchio con scarsa capacità distintiva, per realizzare il quale vengono utilizzate denominazioni generiche o parole d'uso comune modificate o combinate tra loro in modo fantasioso, es. buonpelato. Tuttavia, in questo caso la tutela contro l'imitazione è limitata e per questo il marchio è definito debole: la protezione che riceve riguarda solo le singole lettere che si discostano dalla denominazione generica e così basteranno lievi modifiche o semplici aggiunte per escludere la confondibilità con altri marchi, es. belpelato.
Per contro, un marchio è definito "forte" quando è dotato di elevata capacità distintiva; tali sono i marchi di fantasia: per questi marchi modifiche anche notevoli non basteranno ad escludere la confondibilità quindi la tutela è di certo più efficace (v. controversia per il marchio "007" Federal Court of Canada, Trial Division No. T-939-96; July 31, 1997)
Un altro tipo di marchio che riceve una protezione molto limitata è il marchio "di fatto" o marchio non registrato: in questo caso la sua protezione si valuta in merito alla notorietà che quel marchio ha ottenuto (si valuta se la rinomanza è a livello locale o nazionale)
Un marchio inizialmente debole e quindi con scarsa capacità distintiva può diventare forte in virtù dell'utilizzo fattone e della pubblicità che lo hanno reso particolarmente noto al pubblico. Questo fenomeno è noto come secondary meaning. Un esempio famoso è il "cacao meravigliao": un prodotto immaginario inventato da Renzo Arbore per la trasmissione "Indietro Tutta". Durante questa trasmissione più volte veniva proposto uno spot con delle ballerine brasiliane che cantavano una canzone in lingua pseudo italo-brasiliana (le parole terminavano con ao). Lo spot fasullo (in quanto pubblicizzava un prodotto inesistente) fu talmente convincente che molti consumatori cercavano il cacao meravigliao nei negozi. Questo risultato inatteso fu tale da consigliare agli autori di registrarne il nome come marchio, poiché vista la richiesta, qualcuno aveva cominciato a pensare di produrre davvero il "Cacao meravigliao" beneficiando di una pubblicità televisiva senza precedenti.
![]() Un marchio va difeso dal rischio che diventi una parola di uso comune; tuttavia, alcuni marchi composti contengono parole per loro natura indifendibili... |
L'attuale disciplina stabilisce che il secondary meaning può far acquistare capacità distintiva ad un segno che originariamente ne era privo consentendone la registrazione (art. 19 l.m.) e può trasformare un marchio nullo poiché privo ab origine di capacità distintiva in un marchio valido. Proprio il contrario di...
Il 1° febbraio 1899 venne depositato il marchio Aspirina che un mese dopo, il 6 marzo, fu registrato nella lista dei marchi di fabbrica dell'Ufficio Imperiale dei Brevetti di Berlino.
L'enorme impatto che l'aspirina ha avuto nel novecento lo si può evincere dal fatto che nel Trattato di Versailles, tra le condizioni imposte dai vincitori della prima guerra mondiale agli sconfitti imperi centrali, c'era l'imposizione alla Bayer (rea di aver partecipato allo sviluppo di agenti chimici, l'iprite, per uso bellico) della decadenza di marchio e brevetto dell'aspirina. In altre nazioni, tra cui l'Italia ed il Canada, il nome "Aspirina" è invece ancóra un marchio registrato. |
Abbiamo citato il caso dell'Aspirin, la cui decadenza del marchio era prevista tra le condizioni del trattato di Versailles. Però un marchio può decadere o divenire inutile per ragioni più prosaiche. Curiosamente, in passato, alcune parole oggi di uso corrente avevano un valore venale: il loro marchio ricordava al pubblico il concetto che identificava direttamente aziende e prodotti.
Come abbiamo visto, un marchio registrato aiuta l'azienda a conservare e rafforzare la propria immagine; però le stesse parole sono le moderne vittime di un processo degenerativo che neutralizza il valore concreto di brand quando si identifica con un nome comune che indica la cosa in origine prodotta con quel marchio. È la fine commerciale del marchio registrato e del suo valore. E' quanto accaduto a thermos, cellophane, ecc.
Non solo le singole parole possono essere registrate come marchio, ma anche simboli, frasi, logo, personaggi illustrati, confezioni, caratteristiche di pagine Web, perfino suoni e odori. Un marchio registrato consente di salvaguardare la reputazione costruita nel corso degli anni e impedisce la confusione dei propri prodotti e servizi con altri analoghi. Questo è perlomeno quanto ci si attende da un marchio.
Le leggi relative ai marchi registrati possono essere estremamente complicate. Gli esperti legali affermano, ad esempio, che negli Stati Uniti un'azienda che registri un marchio potrebbe facilmente perdere una battaglia legale con un'altra che lo abbia utilizzato prima che venisse registrato.
E' bene tenere a mente tre regole che possono aiutare a intraprendere un'efficace protezione dei marchi.
Queste due norme hanno come presupposto la registrazione del marchio. Questo significa che il codice penale, si riferisce unicamente al segno registrato e non alla falsificazione del prodotto.
L'articolo 517 del Codice Penale fa riferimento invece ai marchi "di fatto" (esistenti ma non registrati regolarmente) e punisce con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a 2 milioni di lire la messa in vendita o la messa in circolazione di opere di ingegno, prodotti industriali con nomi, marchi o segni distintivi somiglianti a quelli originali e atti a indurre in inganno l'acquirente sull'originale provenienza o qualità del prodotto.
Oltre a queste norme, nel febbraio 2001 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo di revisione della legislazione nazionale in materia di protezione giuridica dei disegni e dei modelli, in applicazione della direttiva 98/71/CE. Per suo effetto, sono tutelati anche i prodotti del disegno industriale (gioielli, lampade, arredi, oggetti d’uso corrente, ecc.), che possiedono i requisiti della novità e della individualità, nonché i componenti di prodotti complessi (come le auto, o gli elettrodomestici). E' stata così colmata una lacuna legislativa per cui, diversamente dal resto d’Europa, il design industriale italiano non godeva della protezione del diritto d'autore e dunque risultava estremamente più vulnerabile alla copia rispetto alla concorrenza estera.
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un ringraziamento alla prof.ssa Tommasina Coviello che mi ha ricordato il caso dei "marchi perduti".
Marcello Guidotti, copyright 2003-2004-2005-2006-2008
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