apertura di un'erboristeria

putto con fioriputto con fioriIn Italia l'erboristeria si è molto sviluppata negli ultimi decenni: attualmente esistono oltre 3 mila punti vendita, più di 400 aziende produttrici, importatrici, distributrici e molte aziende agricole impegnate nella coltivazione di erbe officinali, con un giro d'affari che supera i 150 milioni di euro all'anno.

Detta diffusione deriva da un'accresciuta richiesta da parte dei consumatori, i quali hanno mostrato interesse verso la fitoterapia piuttosto in ritardo rispetto ad altri Paesi quali USA, Canada, Svizzera, Inghilterra e Francia. Questo ritardo nello sviluppo del settore erboristico è anche legato alle carenze ed alle incertezze create da una legislazione del tutto superata e inadeguata alla situazione attuale.
Attualmente l'Italia, dopo essere stata nel passato una protagonista nell'erboristeria grazie alla tradizione secolare e al clima che consente la produzione spontanea e la coltivazione di erbe di alta qualità e ricche di princìpi attivi, è divenuta una delle più grandi importatrici di erbe officinali, aggravando significativamente il saldo negativo della bilancia agroalimentare.
Il diffondersi delle cure erboristiche negli ultimi decenni è dovuto ad una serie di concause di difficile individuazione, anche se verosimilmente è presente una crescente diffidenza per l'uso di farmaci di sintesi anche per patologie considerate minori e i limiti che hanno evidenziati. Una certa mentalità ecologica, seppur latente, unita alla necessità di riscoprire un rapporto più equilibrato con la natura, sono sicuramente tra i motivi di successo dell'erboristeria. Tuttavia, non si può però trascurare il pericolo derivante da un'acritica accettazione di tutto ciò che è naturale o supposto tale e che vede nel prodotto erboristico una garanzia assoluta di salute, attribuendo talvolta all'erboristeria proprietà che non ha e non può avere.


Per iniziare l'attività di "commercio al dettaglio di prodotti erboristici", bisogna distinguere:

erboristeria e parafarmaciaLa Legge 4 agosto 2006, n. 248 (GU n.186 del 11 agosto 2006) nella parte recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale (art. 5, comma 1) ha disposto che "Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, possono effettuare attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione [omissis]". (art. 5, comma 2) "La vendita di cui al comma 1 è consentita durante l'orario di apertura dell'esercizio commerciale e deve essere effettuata nell'ambito di un apposito reparto, alla presenza e con l'assistenza personale e diretta al cliente di uno o più farmacisti abilitati all'esercizio della professione ed iscritti al relativo ordine [omissis]".
Questo significa (v. schema a destra) che il farmacista iscritto all'Ordine può aprire una parafarmacia contenente medicinali SOP e OTC ed anche - con apposita licenza - prodotti erboristici. Resta comunque interdetto dall'utilizzo di quelle erbe che sono esitabili esclusivamente dal farmacista in farmacia.

fontana animata

E' bene considerare che tradizionalmente l'erborista proviene dal campo delle erbe officinali ad attività non medicamentosa e per incrementare il giro d'affari ha incluso gli integratori nel proprio repertorio senza necessariamente avere una specifica conoscenza in materia. Al contrario, il titolare di un health food store è inserito nel campo della nutrizione e si è avvicinato all'erboristeria includendo nel proprio repertorio i prodotti alle erbe preconfezionati che possono complementare gli effetti salutistici nutrizionali dei suoi prodotti.

Quello che oggi viene individuato nel termine "erboristeria" è dunque un insieme di queste due competenze, con un'importante differenza d'immagine: l'erborista laureato può vendere e miscelare erbe officinali non medicinali.

Per quanto riguarda la preparazione di distillati a base di erbe, si possono porre in commercio solo distillati prodotti da laboratori muniti di apposita licenza di fabbricazione. Se il distillatore, anche a livello artigianale, è titolare di questa licenza può legittimamente distribuire tale prodotto (cfr. D.Lgs. 504/95).


il lato oscuro dell'erboristeria

Come accennato all'inizio, non è una novità che oggi i prodotti erboristici siano associati al coneccto di "naturale", nell'accezione di qualcosa che, per definizione, non può nuocere. Eppure, le cose, è sempre bene tenerlo a mente, non stanno proprio così: anche i prodotti naturali possono celare un lato oscuro.

Le piante, per la loro facile reperibilità, da sempre hanno costituito la base per le più antiche e comuni preparazioni magiche. Anche i giardini floreali avevano un significato magico e religioso, in quanto rappresentavano un'aspirazione dell'uomo, che si concretizzava in quello che veniva chiamato locus amoenus, luogo di piacere, ricco di meraviglie ed abitato dagli dèi. Tutte le religioni hanno il loro mitico giardino, per esempio, l'Eden degli ebrei, l'Eridu degli assìri, l'Ida-Varsha degli indù ed i boschi sacri dei druidi e dei pagani.

stregaBelladonna, giusquiamo, stramonio e mandragora costituivano i principali componenti dell'unguento delle streghe, i cui princìpi tossici penetravano nell'organismo attraverso la pelle provocando un sonno profondo con sensazioni di irresistibili corse sfrenate in aria e danze frenetiche. Non esisteva un'unica formula per preparare l'unguento. Si partiva con un calderone contenente erbe e una base costituita da grasso animale (o forse peggio), oppure olio.

Secondo la tradizione popolare, giunto il giorno convenuto le streghe si spogliavano e si cospargevano il corpo con degli unguenti magici. Poi a cavallo di una scopa uscivano dalla porta o dal camino e si recavano in volo al Sabba ove incontravano altre streghe giunte da posti diversi e lontanissimi fra loro. Ovviamente, questo "volo" non era reale bensì immaginario, eppure allo stesso tempo non immaginato, bensì realmente creduto tale, almeno da parte di coloro che usavano il misterioso unguento. Le "streghe" erano realmente convinte di avere incontri e rapporti con il diavolo e anche convinte di essersi librate in volo a cavallo di una scopa, per raggiungere luoghi anche lontanissimi dai quali tornavano nel cosro di una notte.

Nella composizione dell'unguento delle streghe svolge un ruolo particolarmente importante la famiglia botanica delle Solanaceae, che tra le altre comprende il tabacco, la patata e il pomodoro. Altre piante di questa famiglia sono la belladonna (Atropa belladonna), il giusquiamo nero (Hyoscyamus niger), lo stramonio (Datura stramonium), la mandragora (Mandragora officinalis), tutte ricche di alcaloidi tropeinici (atropina, iosciamina, scopolamina) con effetti allucinogeni non molto diversi tra loro. Ci sono poi l’aconito (Aconitum sp.), il colchico (Colchicum autumnalis) ed altre piante appartenenti ad altre famiglie, ma non sembra facessero parte dell'unguento in questione. Tutte queste piante oltre a dare allucinazioni e offuscamento dei sensi e della coscienza, provocano anche perdita di vista, udito e tatto, con stanchezza e sonno popolato da incubi. Associato a questo vi sono anche illusioni e allucinazioni, con stati di torpore psichico, amnesie e deliri. Quando cessa l'effetto rimane uno stato di forte confusione mentale con tendenza a colmare le lacune amnesiache mediante racconti di fantasia. Ed ecco una breve rassegna dei componenti l'unguento delle streghe...

Atropa belladonna – Belladonna

Il nome volgare deriva da una parola popolare veneziana perché durante il Rinascimento il succo delle bacche era usato come belletto per ravvivare la luminosità dello sguardo in quanto dilatava la pupilla.

Il nome scientifico Atropa belladonna deriva da Atropos, la terza delle Parche (Cloto, Lachesi, Atropo) che taglia il filo della vita. In greco atropos significa crudele, inflessibile: basta infatti una decina delle sue bacche per provocare la morte.

Funzione: sedativa; Origine: Nord Africa, Nord Asia, Europa

Datura stramonium - Stramonio comune

Lo stramonio è una pianta molto tossica che provoca perdita di memoria, stupore psichico amnesia, ebbrezza lucida. Un tempo veniva chiamata "erba delle streghe", "erba del diavolo", "erba degli indemoniati". I suoi semi erano utilizzati da streghe e stregoni per le proprietà stupefacenti, per le visioni fantastiche che provocavano e per il presunto potere afrodisiaco. Insieme alla belladonna ed al giusquiamo lo stramonio contribuiva all'aberrante effetto di intossicazione che si manifestava nel sabba.

Funzione: antiasmatica; Origine: America, ora ubiquitaria

Hyoscìamus niger - Giusquiamo nero

Nell'antica Grecia ii giusquiamo veniva usato per avvelenare e per indurre deliri o stati profetici. Insieme alla mandragora ed alla belladonna questa pianta figura nel folklore e nella mitologia di tutti i popoli europei che la temevano per il suo potere venefico. Nel Medio Evo se ne preparavano pozioni che davano allucinazioni visive e la sensazione di volare. Questo effetto suggerisce che le confessioni estorte con la tortura alle donne accusate di stregoneria fossero dovute anche all'effetto del giusquiamo: le "streghe" erano fermamente convinte di aver volato su di una scopa e di aver manifestato i loro poteri demoniaci.

Funzione: anestetica; Origine: Asia, Europa



Mandragora autumnalis - Mandragora o Mandragola autunnale1

Un posto di rilievo merita la Mandragora, non solo per le sue proprietà ma per il fiorire di leggende esuperstizioni che ha alimentato, paricolarmente nel medioevo, quando rappresentava uno dei rimedi vegetali più comuni ed il suo nome veniva legato ad una mescolanza di incantesimi e magie.

da Viridarium Reformatum
da una tavola del "viridarium reformatum", 1719
La mandragora è stata per molti millenni la pianta sacra per eccellenza. Probabilmente è il più antico dei nostri anestetici ed uno dei primi afrodisiaci conosciuti. Per la sua efficacia nel favorire il concepimento, compare anche nella Bibbia (Genesi, XXX, 14 e sgg.)
La lunga radice centrale che si biforca e può assumere una vaga analogia con il corpo umano, fece sì che ne venissero distinte due varietà, maschio e femmina, fantasiosamente riprodotte in molti erbari e bestiari.

Le proprietà della mandragora, oltre che essere ricordate per la composizione del diabolico unguento, erano note da tempo: Ippocrate prescrisse la mandragora contro tutte le forme depressive « Alle persone malate e tristi, che desiderano suicidarsi, è sufficiente somministrare al mattino un infuso di mandragora, in dose minore a quella necessaria a causare il sonno »; Dioscoride (I sec. d.C.) prescriveva nel suo erbario che il vino tratto dalla ardice di mandragora va dato a coloro «che devono subire un taglio o una cauterizzazione (...) non sentono il dolore, sopraffatti da un sonno profondo ».

Nella letteratura sono frequenti i richiami alle proprietà della mandragora. Michele Scoto (mago di corte e consigliere di Federico II di Svevia, il più grande monarca dell'Italia medioevale, collocato da Dante nel XX canto dell'Inferno, nel cerchio degli indovini) prescriveva: « Prendete oppio, mandragola e giusquiamo in parti eguali, pestate nel mortaio e mescolate con acqua. Quando dovete praticare amputazione o incisione, inzuppate uno straccio in questa mistura e mettetelo sotto le narici del paziente. Egli si addormenterà subito tanto propondamente che potrete fare di lui quel che vorrete».
raccolta della mandragora
come raccogliere la mandragora secondo un'illustrazione dal "Tacuinum Sanitatis", 1474
Shakespeare la fa spesso invocare ai suoi personaggi: «Dammi da bere della mandragora, perché io possa dormire durante il lungo tempo in cui il mio Antonio non ci sarà » (Antonio e Cleopatre, a.I, sc. V). «Abbiamo mangiato la radice malefica che incatena la mente?» (Macbeth, a. I, sc. III). «Né papavero né mandragora né tutti i sonniferi del mondo potranno mai renderti il dolce sonno che ieri godevi» (Otello, a. III, sc. III). Infine Shakspeare delinea la sembianza antropomorfa: « E quelle grida che paiono di mandragora divelte dalla terra / e che farebbero impazzire i vivi » (Romeo e Giulietta, a. IV, sc. III)

Teofrasto (VI secolo a.C.) riferisce alcune singolari precauzioni da seguire nello sradicamento della pianta, che doveva avvenire di sera. L'erborista si inclinava nella direzione del tramonto, rendeva omaggio alle divinità infernali, vale a dire alle forze telluriche, tracciava con una spada di ferro mai usata tre cerchi magici attorno alla pianta, volgendo il viso per preservarsi dalle emanazioni nocive che potevano far gonfiare il corpo, se non si aveva la precauzione di proteggerlo con l'olio. Al momento in cui la si sradicava, la pianta lanciava un grido che faceva morire o divenire folle, l'erborista perciò si tappava le orecchie con della cera e attaccava un cane alla pianta, poi gli gettava un pezzo di carne, il cane si lanciava in avanti e cadeva a terra morto, ma aveva sradicato la mandragora.
Analoghe istruzioni compaiono nell'Herbarium di Apuleio (V sec. d.C.) : «Quando ne vedi le mani e i piedi, allora legala con uno spago, la cui estremità opposta legherai al collo di un cane cui avrai lasciato patire la fame. Poi getta del cibo a una certa distanza, in modo che la bestia non possa raggiungerlo se non strappando la radice ».

Funzione: anestetica; Origine: Mediterranea

1Franco Ferrari, I sotterranei della Medicina - Tattilo Ed. Roma, 1974

preparazioni tipiche da erboristeria

Accanto alle classiche miscelazione di polveri, alla proposta di olii ed essenze balsamiche, per l'erborista diplomato o laureato può essere utile la conoscenza di alcune preparazioni estemporanee di facile realizzazione.

caramelle gommose

 acqua  44 g
 saccarosio  30 g
 glicerina    1 g
 gomma arabica  25 g
A fianco è proposta una base per la preparazione di caramelle gommose, le quali lasciate dissolvere nella cavità orale producono un'azione emolliente che può coadiuvare l'azione dl principio attivo (generalmente oli essenziali balsamici: di limone, eucalipto, menta, litsea, timo, lavanda vera, cipresso, timo, patchouli, chiodi di garofano, sandalo, cannella).

caramelle gommoseLa gomma arabica viene dispersa con una bacchetta di vetro in acqua bollente addizionata di glicerina, mescolando a bagnomaria fino ad ottenere una massa omogenea. Si aggiunge saccarosio continuando a riscaldare fino alla sua completa dissoluzione. I princìpi attivi vanno poi aggiunti alla base e si cola in una vaschetta metallica o di plastica per alimenti lubrificata con paraffina liquida. Quando la massa è raffreddata, si tagliano le caramelle.

Altre preparazioni per uso erboristico si trovano all'interno di questo sito.


1 legge 19312 Regio Decreto 1931 - Regolamento3 allegato RD 19314 disciplina raccolta della digitale5 circolare Aniasi6 disciplina della distillazione7 sentenze in materia di prodotti erboristici8 droghe non previste dalla legge9 assenzio: la fata verde10 La fitoterapia e l'erboristeria: quadro generale11 la fitoterapia e l'erboristeria nei Paesi UE12 proposta di regolamentazione del settore erboristico13
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