Ad esempio, l'acido solfidrico ha una struttura simile a quella dell'acqua ed ha un peso molecolare maggiore dell'acqua (32 contro 16), eppure a temperatura ambiente l'acido solfidrico è un gas e l'acqua è in fase liquida. Questo perché l'acqua è molto polare, tanto da formare legami idrogeno intermolecolari che permettono alle molecole di rimanere in fase liquida; al contrario, l'acido solfidrico non è sufficientemente polare da permettere alle sue molecole di attrarsi reciprocamente.
Il micromoto-Browniano (o vibrazione termica), si presenta a determinati intervalli di temperatura e permette alle molecole che compongono un polimero di formare fessure (micropori). Per esempio, in un indumento polimerico, queste fessure sono attivate con l'aumentare della temperatura esterna o, a basse temperature, quando la temperatura dell'indumento aumenta dopo un esercizio faticoso. Le molecole del vapore acqueo attraversano le intercapedini e sono espulse alla parte esterna.

A temperature insufficienti (fig. sx), le catene molecolari del polimero formano una superficie continua che limita la perdita di calore del corpo arrestando il trasferimento del vapore e del calore.
A temperature maggiori (fig. dx), i cambiamenti di configurazione molecolari formano intercapedini. Ciò permette il trasferimento di calore e del vapore da traspirazione e contribuisce ad impedire il disagio ed l'umidità all'interno dell'indumento (illustrazioni tratte dal sito: www.diaplex.com)
dove: D = coeff. di diffusione, dipende dalla natura dei partecipanti al processo e dalla temperatura [D] = [cm]2 [sec]-1
A = area della sezione interessata al processo diffusivo [A] = [cm]2
Un fenomeno interessante è il cosiddetto "effetto setaccio": gli ioni e le molecole di piccole dimensioni diffondono attraverso i gel con velocità praticamente uguale a quella che hanno nelle soluzioni. D'altra parte, quando le dimensioni molecolari si avvicinano alla dimensione delle maglie che formano l'intelaiatura reticolare, la diffusione, legata al micromoto browniano, viene ostacolata e cessa del tutto quando le molecole hanno dimensioni superiori a quella delle maglie. Questo fenomeno viene utilizzato per separare composti a diversa dimensione molecolare.
A seconda la quantità di polimero disciolto, la soluzione può essere diluita o concentrata. Le figg. 1 e 2 mostrano le variazioni legate all'aumento di concentrazione.
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| Fig. 1 - mancano le interazioni e le molecole sono separate tra loro | Fig. 2 - le interazioni tra le molecole fanno sì che si formi un insieme unico |
La fig. 1, evidenzia l'assenza di interazioni tra catene ramificate sciolte in soluzioni diluite. Persino quando la soluzione è altamente viscosa, le catene ramificate si comportano come delle uniche entità che si muovono liberamente attraverso le molecole di solvente, senza esercitare forze di ogni tipo l'una sull'altra. Conseguentemente, nessun legame può essere stabilito tra di loro in quanto le interazioni sono praticamente inesistenti.
Nelle soluzioni concentrate, come schematizzato dalla fig. 2, la situazione è differente. All'aumentare della concentrazione, le molecole sono costrette ad avvicinarsi e l'interazione tra di loro inizia a notarsi. La somma delle forze intermolecolari diventa un fattore chiave, tanto che la viscosità aumenta drasticamente e la soluzione inizia a mostrare una transizione da soluzione concentrata a gel perché le catene ramificate creeranno dei legami in alcuni punti, costituendo un'unico grande gomitolo (coil) reticolato, chiamato gel macroscopico. Il gel macroscopico è rappresentato schematicamente a fianco, dove i punti di reticolazione sono rappresentati da circoletti.
Le catene ramificate si legano in due modi: attraverso interazioni secondarie (valenza secondaria del gel, secondary valence gels) e attraverso legami covalenti (gel covalente, covalent gels).
![]() Fig. 3 (sx), Fig. 4 (dx) - legami intermolecolari ; legami inter e intramolecolari |
Normalmente la formazione di un gel di valenza secondaria dipende da due fattori: l'intensità delle forze intermolecolari, che misura la tendenza del polimero a stabilire legami non covalenti, e la qualità del solvente.
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La figura sopra mostra legami non covalenti tra le catene delle proteine. Il legame idrogeno è un'interazione relativamente forte che si può rompere mediante riscaldamento.
Anche altri polimeri naturali formano gel attraverso legami secondari, come ad esempio la pectina, l'agar, e l'amido. Questa è la ragione per cui vengono usati nell'industria come addensanti, che conferiscono maggiore consistenza a molti cibi. Il PVC, pur non essendo un polimero naturale, può anch'esso formare un gel di valenza secondaria scegliendo solventi "adatti". Quando il PVC è miscelato con liquidi chiamati plastificanti crea il gel termo-reversibile (come ftalati, ad esempio), comunemente chiamato "PVC elasticizzato" con consistenza gommosa o dura come il cuoio.
A questo punto, poiché per il solvente abbiamo usato l'aggettivo "adatto", è naturale chiedersi cosa accade quando il solvente non è adatto...
Generalmente i solventi "poveri" garantiscono una incompleta solvatazione, quindi esiste un equilibrio di solvatazione. Come le molecole rimangono fortemente legate alla presenza di questi solventi, stabiliscono legami più frequentemente intramolecolari più che intermolecolari. La densità della reticolazione è piuttosto bassa ed i legami stabiliti dalle interazioni secondarie vengono facilmente rotti.

Le tre proprietà discusse (reticolazione, forze intermolecolari, micromoto browniano) non sono presenti nelle dispersioni colloidali. Queste dispersioni, infatti, non sono formate da macromolecole, bensì da piccole molecole (flocculi) che si gonfiano ma rimangono separate una dall'altra, piuttosto che riunirsi in una macromolecole.
| polimeri fragili e gel | polimeri gommosi e gel |
| polivinilacetato | poliisobutile |
| polistirene | poliacrilati |
| polivinilcarbazolo | poliisopropilene |
| polimetilacrilato | copolimero di polibutadiene |
Una questione interessante riguarda quanto la resistenza meccanica dei gel può essere confrontata con i corpi solidi. Per trovare una risposta, occorre considerare il ruolo giocato dal solvente nel sistema. Nei polimeri solidi le catene sono abbastanza vicine le une alle altre; questo significa che il materiale può resistere bene ad ogni deformazione senza rompersi. Per contro, quando entrano in gioco le molecole del solvente, come nel gel, queste penetrano attraverso le catene allontanandole; quindi, con le catene separate che si comportano da entità isolate, i gel non hanno resistenza qualunque sia l'entità della forza da sopportare. Di conseguenza, con alcune eccezioni come il PVC plastificante, possiamo concludere che i gel, persino quelli covalenti, possiedono scarse proprietà meccaniche nella maggior parte dei casi.
E' possibile comprendere le caratteristiche meccaniche dei gel presumendo che possiedano un grado di reticolazione moderato. Infatti, se i gel non fossero abbastanza elastici, si romperebbero prima di riuscire a misurare alcuni parametri come la resistenza a trazione, l'allungamento e il modulo di elasticità, o mostrebbero una deformazione permanente che renderebbe difficile la valutazione quantitativa delle proprietà meccaniche.
La dipendenza della resistenza dal grado di reticolazione rende ragione del fatto che aumentando la reticolazione aumentano l'elasticità e la resistenza. Ad es., un materasso di gel deve essere sufficientemente elastico garantire la comodità e abbastanza resistente da sopportare il peso del corpo.
se si considerano i pesi, il rapporto di rigonfiamento all'equilibrio, qw, è dato da:

se vengono considerati i volumi, il rapporto di rigonfiamento all'equilibrio, qv, è dato da:
si può anche definire la percentuale di rigonfiamento, %SD, data da:

La capacità di aumentare il proprio volume dipende essenzialmente dalla natura del solvente e della catena del polimero, e nei polielettroliti (come i poliacrilici acidi) dipende anche dal grado di dissociazione. Tuttavia, un gel morbido non implica necessariamente che abbia un elevata capacità di aumentare il proprio volume. Molte volte, la scarsa capacità di aumentare il volume è attribuita e catene polimeriche a basso peso molecolare.
La capacità di aumentare il proprio volume ha una rilevante importanza per il gel: più solvente riesce ad assorbire, maggiore è la capacità di aumentare il proprio volume. Alcuni gel come la poliacrilammide, l'alcol polivinilico e l'acido poliacrilico sono superassorbenti: possono trattenere una quantità enorme di acqua.
Esistono molti tipi di idrogel: ci sono quelli porosi e non porosi. Gli idrogel macro-porosi hanno la capacità di seccare e gonfiare senza significativi cambiamenti nella loro struttura macroscopica, sono conosciuti come aerogel. D'altro canto, gli idrogel secchi non porosi con la capacità di assorbire acqua gonfiando sono chiamati xerogel.
Mentre i gel in generale sono ampiamente usati per un numero di diverse applicazioni, è comprensibile che l'interesse per gli idrogel sta crescendo costantemente, particolarmente nel loro uso come biomateriali.
Dalle lenti a contatto e sistemi trasndermici per il rilascio controllato di farmaci, le aree di applicazioni sono sempre più vaste, specialmente con la disponibilità dei gel chiamati intelligenti. Intelligenti perché il loro aumento di volume può essere collegato a cambiamenti legati a fattori ambientali come temperatura, pH, solventi, forza ionica, intensità della luce, pressione, onde ultrasoniche e campi elettrici e magnetici. Variando la temperatura di solo 1°C, è possibile provocare un aumento di volume del gel di centinaia di volte il suo peso, o farlo collassare, o persino quando non aumenta di volume, si può notare la sua capacità di cambiare le sue proprietà fisiche.
Sin dalla loro scoperta nel 1975, i gel intelligenti sono stati testati in un numero di prodotti differenti. Le suole delle scarpe in gel sono così comode perché sono usati gel viscoelastici che sono morbidi alla temperatura ambiente, ma diventano duri quando entrano in contatto con il corpo umano, reagendo al variare della temperatura.
L'abilità di cambiare le loro proprietà e l'aderenza al tessuto biologico, è un'altra caratteristica mostrata dagli idrogel come l'acido poliacrilico. Questo, con l'aggiunta di qualche farmaco nella matrice del gel, li rende molto utili per le applicazioni farmaceutiche come gocce per gli occhi o per il naso o creme per il sole. Questo perché il gel diventa più viscoso quando raggiunge gli occhi e il naso, prevenendo le gocce dalla diluizione e lavando come lacrime nel caso di gocce per gli occhi. Una volta entrato nell'organo, il gel ha la capacità rilasciare il farmaco per un lungo periodo di tempo.
Con le creme solari, il comportamento è differente. Le convenzionali crème solari sono
solitamente unte, così vengono assorbite dalla pelle raggiungendo il flusso del sangue, dove la loro utilità è nulla. Al contrario, gli idrogel sono acquosi; intrappolano al loro interno gli agenti bioattivi e rimangono sulla pelle molto più a lungo.
Se mettiamo queste proteine in contatto con l'acqua, si ottiene una voluminoso idrogel. Tutte le parti soffici del nostro corpo sono soltanto un grosso gel, dove si ha un continuo cambiamento nella dimensione molecolare e del grado di reticolazione.
Gli idrogel giocano un ruolo chiave nelle nuove scoperte di biotecnologia, il gel chimico non è solo circoscritto alla molecole organiche. Infatti ci sono molti gel inorganici, ovviamente derivati da polimeri inorganici, in particolare il silicone e i polisilani. C'è un altro importante ramo del gel chimico, chiamato sol-gel chimico che è applicato nel campo del vetro e delle ceramiche, dove la ricerca è ancora intensa.
Comunemente il processo del sol-gel consiste nella preparazione di una rete polimerica, lavorando in una soluzione a basse temperature. La reazione evolve in tre principali fasi: la formazione di una sospensione colloidale, (chiamata "sol") il seguente raffreddamento del sol in una fase liquida continua ("gel") e la rimozione del solvente.
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