Per la nostra discussione è interessante - ai fini della tecnologia farmaceutica - un seppur limitato cenno alle conoscenze sui ritmi circadiani, che cercano una qualche correlazione fra effetto di un farmaco e ora della sua somministrazione.
La somministrazione di corticosteroidi, per esempio, può essere resa più razionale se si tiene conto del fatto che le surrenali presentano il max di attività verso le prime ore del mattino.
Nei due diagrammi a destra, sono mostrate le concentrazioni plasmatiche di corticosteroidi riferite a soggetti che lavorano durante il giorno ed a lavoratori notturni.
Fondandosi su queste osservazioni, sono state sviluppate due specialità medicinali:
Questa relatività di effetti, più che al farmaco, è dovuta all'organismo che lo riceve e al momento in cui lo riceve; al mattino, per essere espliciti, un farmaco può dimostrarsi più attivo che alla sera perché, al mattino, le funzioni dell'organismo si trovano in una fase di attività che rende l'organismo stesso più ricettivo alla sua efficacia. pertanto, la conclusione dei farmacologi clinici, è che la tempo-dipendenza dell'azione dei farmaci è non soltanto quantitativa ma anche qualitativa; in altre parole, la somministrazione dei farmaci andrà sempre riferita in futuro ai "tempi del corpo" e non al "tempo dell'ambiente", quello segnato dall'orologio.
D'altra parte, se è possibile, grazie ai dovuti accertamenti di cui si è appena parlato, modificare le terapie secondo le caratteristiche individuali dei pazienti, si sta pure dimostrando che sarà possibile manipolare i ritmi biologici del nostro corpo, in modo da ottenere una maggiore disponibilità dell'organismo nei confronti di determinate cure.
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Marcello Guidotti, copyright 2003
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