
Si considerino due cubetti posti su un doppio piano inclinato privo di attrito. E' evidente che la forza responsabile dell'accelerazione per cui diminuisce la quota dei due cubetti allorché prendono a scivolare lungo i due piani, dipenderà dalla loro inclinazione in quanto determinerà una maggior o minore velocità di scivolamento. In particolare, a parità di altezza, se i due cubetti sono lasciati scivolare contemporaneamente dai versanti opposti, quello che segue il percorso più ripido raggiungerà il piano per prima (si noti tuttavia, che la velocità massima raggiunta al piano è uguale per entrambi i percorsi in quanto dipende dalla sola altezza:
)
In prima approssimazione, possiamo concludere che la velocità di ogni cubetto è direttamente proporzionale al dislivello (h2 - h1) ed inversamente proporzionale alla distanza, d, che separa le due quote.
In particolare, a parità di dislivello, il percorso lungo il quale la variazione di quota per unità di distanza orizzontale è massima, prende il nome di gradiente, e quando sono possibili più percorsi, quello che sarà coperto nel minor tempo è appunto definito dal gradiente.
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La figura a destra, mostra il profilo longitudinale di un terreno costruito a partire da una serie di curve di livello. Le curve, dette isoipse (stessa quota) sono rappresentate con delle linee chiuse ciascuna delle quali ha associata una quota espressa in metri. Così, procedendo dall'esterno verso l'interno, la prima curva ha una quota di 100 m; la seconda, di 200 m; la terza di 300 m; la quarta di 400 m. Ogni quota differisce dalla precedente per uno stesso valore, in questo caso 100 m.
Osservando con attenzione le isoipse, si vede che la loro reciproca distanza non è costante: quando le isoipse si avvicinano la loro distanza è minore e così la loro differenza di quota corrisponde ad una pendenza maggiore. Fra tutte le pendenze possibili, quella più ripida è il gradiente. Nella figura, i punti 5 e 8 sono a distanza minore rispetto a quelli fra 4 e 1 ed infatti, il profilo lungo AB mostra come da 400 a 100 m, il versante destro della collina sia il più ripido (il risultato non cambia scegliendo una sezione differente).
Ciò premesso, se lasciamo cadere due sferette lungo il versante sinistro e quello destro (che presenta un gradiente maggiore), la sferetta che scivola lungo quest'ultimo versante raggiungerà il suolo prima dell'altra.
Se ripetiamo lo stesso procedimento utilizzato per tracciare un profilo longitudinale corrispondente all'intercetta con AB con altre intercette è intuitivo che otterremo un'approssimazione tridimensionale di una collina. Da quanto esposto dovrebbe essere chiaro che se lasciamo cadere un certo numero di sferette dallla sommità della collina, queste non raggiungeranno il suolo contemporaneamente, ma ognuna accelererà seguendo il gradiente che definisce la sua traiettoria.

Così come la velocità max di discesa da una collina si ha lungo il percorso di massima pendenza, nella proiezione orizzontale dei dislivelli (cioè sul piano), la velocità max è perpendicolare alle due isoipse (la perpendicolare tra due isoipse, Fig. a sinistra, definisce il gradiente).
Seguendo il criterio discusso, se sostituiamo le quote con temperature otteniamo delle curve isoterme (lungo le quali la temperaturà è costante) ed in questo caso il gradiente termico collegherà due punti a differenti temperature la cui distanza è minima. Analogamente, se sostituiamo le quote con pressioni, otteniamo delle curve isobare (indispensabili per le previsioni atmosferiche) ove il gradiente termico collegherà due punti a differenti pressioni la cui distanza è minima.
La comprensione del concetto di gradiente è essenziale in quanto chiarisce che quando si parla di flussi attraverso lo spazio, occorre pensarli non come se si spostassero su una superficie bidimensionale, ma tridimensionale.
![]() Il flusso molecolare, nella direzione x, ha un verso per cui la concentrazione diminuisce |
Per esprimere quanto discusso in termini analitici, consideriamo il processo di diffusione assumendo quale riferimento un asse x puntato verso destra, cioè nel verso in cui diminuisce la concentrazione.
A rigore, durante il processo diffusivo, la differenza di concentrazione lungo il percorso può variare anche notevolmente. Però, quando si calcola il flusso di diffusione dm/dt fra due regioni a differenti concentrazioni, c1 e c2 (c1 > c2), possiamo ammettere che il flusso in una sezione molto sottile avvenga in una regione a concentrazione costante, c. Pertanto, possiamo scrivere:
dove:
D = coefficiente di diffusione, dipende dalla natura dei partecipanti al processo e dalla temperatura [D] = [cm]2 [sec]-1
A = area della sezione interessata al processo diffusivo [A] = [cm]2
legge di Fick: il flusso molecolare in ogni punto è proporzionale alla variazione di concentrazione per unità di percorso nella direzione in cui tale variazione è massima ed ha verso opposto a quello in cui diminuiscono le concentrazioni.
Il segno negativo si giustifica in quanto le molecole si spostano nel verso in cui diminuiscono le concentrazioni, e poiché dc/dx risulterebbe negativo, per ottenere un flusso positivo (nella direzione delle x crescenti) è necessario anteporre alla formula il segno negativo.
In particolare, nel caso della diffusione tra due zone a concentrazione diversa, la formula vista, per integrazione, assume la forma:
questa equazione è corretta solo quando le differenze di concentrazione variano in misura costante (C3 - C2 = C2 - C1) e mostra che il flusso molecolare, J, è positivo se (C1 > C2), ossia le concentrazione diminuiscono nel verso in cui aumenta x.
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![]() le molecole di soluto nella soluzione di sinistra (a concentrazione maggiore), diffondono attraverso la membrana in modo da aumentare la concentrazione nella soluizione di destra. |

Questo significa che le molecole di un gas si allontanano l'una dall'altra, in tutte le direzioni, ad una velocità molto elevata (nel vuoto l'ordine di grandezza è metri al secondo); in particolare, se si tratta di una miscela gassosa, per esempio monossido di carbonio e biossido di carbonio, le molecole del gas più leggero (CO) si disperderanno mediamente con una velocità maggiore.
La legge di Graham, grazie alle moderne tecniche di analisi ad alta sensibilità, offre un metodo di rilevante interesse per individuare le differenze fra processi naturali e manipolazioni tecnologiche. Per questo, si ricorre al fatto che il carbonio è presente in natura in due isotopi stabili 12C e 13C . La loro presenza in percentuale è rispettivamente pari a 98,89% e 1,11% Il fatto è che il rapporto fra i due isotopi può variare per le reazioni biochimiche naturali e le analoghe reazioni di laboratorio: per le prime, a causa dei processi di attraversamento delle membrane, si ha un leggero vantaggio per l'isotopo più leggero, meno rallentato rispetto all'isotopo di massa maggiore. In altre parole, sebbene dal punto di vista della reattività chimica i due isotopi siano indistinguibili, il fatto che l'isotopo più leggero diffonda più rapidamente può favorire reazioni contenenti l'isotopo 12C.
Per comprendere gli aspetti pratici della legge di Graham, possiamo citare due esempi interessanti:
![]() Il processo di diffusione con il quale un gas occupa tutto il volume a sua disposizione, comporta una ridistribuzione dell'energia cinetica media delle sue molecole. Questa ridistribuzione è mostrata nell'animazione qui proposta.
Nella parte superiore dell'animazione, 125 particelle sono seguite mentre si muovono casualmente a destra e a sinistra.
l'animazione è tratta da: http://www.ifh.uni-karlsruhe.de/ifh/studneu/envflu_I/Lecture_notes/lec2.htm |
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Marcello Guidotti, copyright 2003, 2006, 2007
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