Il "Sana" di Bologna, il Salone Internazionale della Salute, Alimentazione, Naturale, Ambiente, è la manifestazione fieristica più ampia e completa al mondo per il mercato del Naturale
(450 espositori da 25 Paesi). Qui, è stato delineato il "ritratto" del consumatore tipo di prodotti biologici, cliente di erboristerie e che preferisce prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) o DOC (Denominazione di Origine Controllata) a quelli correnti. Il consumatore tipo, salutista a tutti i costi, è una donna, ha quarant’anni ed è laureata, abita in una grande città del Nord e se può si cura con erbe e medicina alternativa. Comunque, da qualche tempo sono in aumento i clienti di sesso maschile, sostenitori anch'essi della necessità di conservare salute e benessere.
L’Italia è tra i più grandi produttori, oltre che europei, anche mondiali di biologico. Con un milione e 170 mila ettari di coltivazioni biologiche (l’8% della superficie agricola nazionale, il 27% di quella Ue), dai quali i quasi cinquantamila agricoltori (per la maggior parte uomini quarantenni) ricavano ogni anno un milione e 800 mila tonnellate di produzioni di cereali, ortaggi e frutta (il 30% nella Ue). In aumento anche le aziende di trasformazione, 4.300 il 10 per cento in più rispetto al 2002, e gli importatori che sono a più 27 per cento. Cifre e percentuali che portano il giro d’affari del biologico italiano a 1,6 miliardi di euro: una quota significativa di un business che in Europa vale 11 miliardi, negli Usa e in Canada 13, in Giappone mezzo miliardo.
Dal Sana sono emerse cifre che fanno comprendere perché in molti si affidano al business del biologico: oltre un milione di italiani si sono convinti a consumare «bio» e una famiglia su cinque spende all’anno 80 euro per prodotti naturali (l’1,5% delle spese alimentari). Si stima che i soli prodotti alimentari biologici valgano alla produzione 746,8 milioni di euro, pari ad un fatturato al pubblico di oltre 1.493 milioni di euro con un incremento annuale dell’8,5%. Ad ogni angolo anche delle piccole città ci sono bio-negozi: se ne contano oltre 1.100 con una quota di mercato intorno al 60%. E anche la grande distribuzione sta contribuendo a l’impulso sui consumi: attraverso i 1.700 punti vendita di super e ipermercati passa già il 35% dei consumi bio, nonostante l’offerta di prodotti naturali rappresenti ancora solo l’1,6% di quella complessiva.
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rotazione agraria
La rotazione delle colture consiste nell'evitare di avvicendare su un terreno, per due volte di seguito, un ciclo colturale della stessa pianta o di piante della stessa famiglia. La rotazione offre diversi vantaggi sulla vita del terreno e sulla nutrizione delle piante:
(Fonte: wikipedia) |
Per la coltivazione di questi alimenti:
Gli alimenti biologici sono regolamentati da una specifica e rigorosa normativa europea che prevede il controllo e la certificazione del processo produttivo e del prodotto. Questo controllo compare nell'etichetta.
Attraverso i criteri produttivi citati, l'agricoltura biologica si propone di:
I prodotti biologici si riconoscono in quanto marchiati con un contrassegno di riconoscimento e controllati da enti riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Tali enti hanno il compito di controllare il processo produttivo in ogni singola fase del ciclo, e verificare l'idoneità delle aziende produttrici che, a loro volta, devono garantire una qualità di prodotto e metodi di produzione conformi alla normativa. La certificazione è l'unica concreta garanzia che un'azienda che opera nel biologico può fornire seguendo un protocollo di rigide norme a cui deve conformarsi sia per la produzione di materie prime che per la loro eventuale trasformazione in prodotti finiti.
gli Enti certificatori
AB Agricolture Biologique, Francia
ALICON Kontrollstelle fur Okologischen, Germania
AMAB Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica, Italia
ASS Associazione Suolo e Salute, Italia
AT-N-01-BIO Gesellschaft zur Kontrolle der Ectneit biologischer Produkte GmbH Austria Bio Garantie
BAC Bioagricert s.r.l., Italia [Aut. D.M. Mi.P.A.F. del 29/07/2002 n° 91822 ]
BCS Øko-Garantie GmbH Control System
BIOLAND Bioland Verband für Organisch-biologischen Landbau Landesverband Bayern e V Kontrollstelle Bayern, Germania
BIOS Controllo Certificazione Produzioni Biologiche, Italia
BIOZERT Germania
BLIK Belgio
CCPAE Consell Català Producciò Agrarià Ecològica, Spagna
CODEX Codex s.r.l., Italia
CPB Consorzio per il controllo dei prodotti biologici, Italia
DE-007 Prüfverein Verarbeitung Ökologischer Landbauprudukte, Germania
DE-013 QC&I Gesellschaft für Kontrolle und Zertifizierung von Qualitätssicherungssystemen, Germania
DE-014 Gesellschaft für Ressourcenschut, Germania
DE-049 Ecocontrol Ökologische Kontroll-und Zertifizierungs-GmbH (Ecocert Deutschland), Germania
ECOCERT Certificazione biologica
EKO Marchio rilasciato dalla SEC (Stitching Ekomerk Controle), Olanda.
GRÜNSTEMPEL Grünstempel e V EU-Kontrollstelle für ökologische Erzeugung und Verarbeitung Landwirtschaftlicher Produkte, Germania
ICEA (ex AIAB) Associazione Italiana Agricoltura Biologica, Italia [D.M. Mi.P.A.F. n° 91737 del 18.07.2002]
IMC Istituto Mediterraneo di Certificazione, Italia
IMO Institut für Marktökolgie GmbH, Germania
KRAV Svezia
LACON LACON GmbH
PHYS Physiologiki, Grecia
QC&I Quality Control & insurance Services. Germania.
SA Cert Soil Association Certification Ltd, Regno Unito
marchio comunitari
Marchio Comunitario Bio
è il marchio che la Commissione Europea ha adottato il 22 dicembre 1999. È facoltativo e può essere inserito sulle etichette dei prodotti biologici contenenti almeno il 95 % di ingredienti biologici certificati e provenienti da paesi CEE. Questo marchio si può aggiungere agli altri marchi, nazionali o privati, per i prodotti biologici.
Marchio DEMETER
è un marchio internazionale, depositato all'Ompi (organizzazione mondiale della proprietà intellettuale) di Ginevra nel 1961 (in Italia dal 1986), che identifica i prodotti da agricoltura biodinamica... a livello normativo l'agricoltura biodinamica è equiparata a quella biologica (Reg. CEE2092/91) e controllata con le stesse modalità. Dunque, il termine Biodinamico è solo un elemento di attrazione per il consumatore e il marchio non identifica un ente certificatore.
Il reg. CEE 2092/91 "relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli ed all'indicazione di tali metodi sui prodotti agricoli e quelli alimentari", definisce il metodo di produzione agricolo per prodotti vegetali ed animali, e si estende anche alle fasi successive: trasformazione, etichettatura, confezionamento, magazzinaggio, importazione da altri Paesi.
Lo stesso regolamento, inoltre, definisce le procedure di controllo e di certificazione. Per dare maggiore visibilità e facilitare così l'acquirente nell'identificazione dei prodotti ottenuti con metodo di produzione biologico, l'UE ha adottato un logo valido per tutti i Paesi membri. L'uso del logo implica che i prodotti sono soggetti ad un regime di controllo, attuato sotto la responsabilità degli Stati membri, in ogni fase della commercializzazione e garantisce l'autenticità dei prodotti ed il metodo di produzione biologico.
Il DLgs 220/95 regolamenta il sistema di controllo in Italia. Individua nel Ministero delle Risorse Agricole e nella Regione, l'autorità competente in materia di coordinamento delle attività inerenti l'applicazione della regolamentazione comunitaria sull'agricoltura biologica tramite gli "Organismi di Controllo" (OdC) autorizzati dallo stesso Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ad effettuare controlli diretti nelle aziende e cerificare le produzioni agricole.
Ogni agricoltore che intende produrre con metodi biologici deve scegliere il proprio ente certificatore che, con i propri ispettori, controlla che tutte le fasi della produzione avvengano nel rispetto della normativa vigente. Una volta appurato che l'azienda ha lavorato correttamente, viene rilasciato l'attestato di certificazione, nonché l'autorizzazione alla stampa delle etichette, il cui numero deve essere compatibile con la quantità di prodotto per cui viene rilasciata la certificazione. Questi Enti (16 in essere al gennaio 2004, v. marchi in basso), riconosciuti dalla CEE, eseguono controlli periodici nelle aziende, effettuano l'analisi delle produzioni e garantiscono l'applicazione dei regolamenti comunitari.

Tutti i prodotti che soddisfano le condizioni previste dalla normativa comunitaria in materia di agricoltura biologica possono, conformemente al principio del mercato unico sancito dal trattato di Roma, circolare sull'insieme del territorio dell’Unione europea, sia che essi siano stati prodotti nell’Unione europea o importati da paesi terzi. Pertanto, gli Stati membri non possono, per motivi inerenti al metodo di produzione biologica o all'indicazione dello stesso nell'etichettatura o nella pubblicità, vietare o limitare la commercializzazione dei prodotti che sono conformi alle disposizioni del regolamento in questione.
E' importante tenere a mente che gli enti certificatori sono a loro volta soggetti a controllo: con Decreto 23 dicembre 2008, il MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI ha revocato l'autorizzazione alla "ANCCP Srl", in Milano, ad esercitare l'attivita' di controllo sul metodo di produzione biologico di prodotti agricoli ed alle indicazioni di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari.
L'etichettatura dei prodotti biologici è un aspetto molto importante e delicato in quanto interessa direttamente il consumatore, che appunto attraverso l'etichetta conosce i dati più immediati diretti sulle caratteristiche del prodotto che sta acquistando.
L'operatore biologico, per parte sua, deve rispettare determinate regole e al tempo stesso deve valorizzare al massimo la sua etichetta, che è il primo biglietto da visita del prodotto.
L'etichetta svolge un ruolo fondamentale soprattutto nella grande distribuzione, tanto che pubblicitari e psicologi si accaniscono nello scegliere colori, grafiche ed immagini che possano attirare l'attenzione e comunicare al consumatore la storia, l'identità, l'essenza del prodotto.
I prodotti da agricoltura biologica si possono vendere, conferire, trasferire sfusi (in contenitori o veicoli non chiusi e sigillati) solo se sono destinati al consumatore finale o ad operatori a loro volta assoggettati al regime di controllo. In tutti gli altri casi gli imballaggi, contenitori o veicoli devono essere chiusi in modo che il contenuto non possa essere sostituito se non manipolando o danneggiando i sigilli e a condizione che l’etichetta e/o il documento di trasporto riportino le indicazioni previste dalla normativa generale e dalle disposizioni in materia di agricoltura biologica.
La normativa comunitaria prevede tre tipi di etichettatura per i prodotti biologici. Questi tipi sono prestabiliti, per cui l'operatore non può in alcun modo improvvisare una sua formula o denominazione che richiami le tipologie comunitarie.
I tre tipi di etichette (per il dettaglio v. linee guida ICEA) sono:


È opportuno ricordare che le etichette dei prodotti alimentari biologici devono rispettare tutte le prescrizioni che riguardano l'etichettatura dei prodotti alimentari in genere e gli obblighi specifici per i diversi tipi di prodotto (vino, olio ecc.). Questo riguarda, per esempio, la data di scadenza o le modalità di conservazione.
Su tutte le etichette deve essere presente la formula: "Prodotto controllato e certificato da Suolo e Salute srl - Organismo di Controllo autorizzato dal D.M. MRAAF n.9697232 del 30.12.1996".
Nei soli prodotti "da agricoltura biologica" (cioè quelli con almeno il 95% di ingredienti bio) può comparire la scritta (facoltativa): "Agricoltura biologica-Regime di controllo CE".
Gli ingredienti di origine non agricola (additivi, compresi gli eccipienti; aromi, preparazioni microbiche, oligoelementi e vitamine) devono essere compresi nell'Allegato VI del regolamento 2092. Tutti gli ingredienti che entrano nella composizione di un alimento biologico non devono aver subito trattamenti con radiazioni ionizzanti e non possono in nessun caso essere ottenuti con l'impiego di Ogm e/o con prodotti derivanti da Ogm.
Sulle etichette dei prodotti biologici non si possono riportare indicazioni che esaltino la supremazia di questi prodotti rispetto ai convenzionali. Non possono essere infatti contenute affermazioni che suggeriscano al consumatore che l'indicazione "Agricoltura biologica - Regime di controllo CE" costituisce una garanzia di qualità organolettica, nutritiva o sanitaria superiore (art.10, comma 2 del reg.CE 2092/91).
Si possono però riportare indicazioni sulle caratteristiche di produzione (ad esempio che il prodotto biologico, in conformità alle norme di legge, non utilizza prodotti Ogm oppure che rispetta l'ambiente e la biodiversità animale e vegetale)
Per quanto riguarda il vino, esistono regole specifiche da conoscere e rispettare. Per le norme comunitarie non esiste il "vino biologico" ma unicamente un "vino da uve da agricoltura biologica". Questo apparente gioco di parole è conseguente all'assenza di norme europee sulla vinificazione biologica da rispettare, per cui la certificazione è riferita alla sola produzione biologica delle uve.
Negli Stati Uniti, al contrario, esiste invece la denominazione "organic wine", cioè un vino fatto con uve biologiche che in cantina sono state vinificate seguendo regole precise.

(1) Logo dell'Organismo di certificazione (facoltativo).
(2) Dicitura corretta che indica che almeno il 95% degli ingredienti utilizzati sono stati prodotti con metodo biologico per almeno due anni.
(3) Nome dell'Organismo di controllo.
(4) Autorizzazione ministeriale dell'Organismo di controllo.
(5) Indica che il prodotto è soggetto ai controlli previsti dal regolamento CE 2092/91 (facoltativo).
(6) Codice del prodotto.
La lettera T indica che è un prodotto trasformato (se presente la lettera F indica che è un prodotto fresco);
020037 è un numero progressivo annuale di autorizzazione alla stampa delle etichette rilasciato dall'Organismo di controllo per i quantitativi accertati di produzione.
(7) Codice del Produttore (Il codice del produttore 4966 corrisponde a Mediterrabio.)
(8) Sigla dell’Organismo di certificazione
(9) IT corrisponde a Italia
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| Fonte: elaborazione IAM-Biopuglia su dati Torelli, 1995 | Questo omogeneizzato per bambini proviene da agricoltura biologica? |

Questa puntualizzazione non è marginale in quanto il prodotto "da agricoltura biologica", a fronte di un costo maggiore, garantisce il consumatore con una normativa stringente ed uniforme in tutta l'UE. Per esempio, il purea di fragole commercializzato da Carrefour è garantito dal marchio comunitario e dall'ente certificatore (autorizzato dal Ministero dell'Agricoltura francese) AB.
L'atteggiamento dei consumatori italiani, in particolare delle donne, sta cambiando in quanto ormai diffidano dei prodotti miracolosi che promettono un (effetto) ringiovanimento che, alla prova dei fatti, si dimostra illusorio. D'altra parte, è in crescita la convinzione che si possa rallentare l'invecchiamento e mantenere la pelle sana. Per questo sempre più spesso è richiesto il consiglio del dermatologo o del farmacista sui prodotti da usare.
Da queste premesse deriva una trasformazione nei canali di vendita dei cosmetici: le vendite nella grande distribuzione sono in rallentamento ed è in difficoltà anche il canale della profumeria, mentre è in crescita quello della farmacia, dove gli italiani trovano prezzi intermedi e possono contare sul consiglio del farmacista. Tuttavia, le vecchie lusinghe promesse dai cosmetici, sono progressivamente sostituite dal canto di nuove sirene: un numero sempre crescente di italiani si lascia sedurre dai cosmetici naturali o biologici... molte aziende cosmetiche, anche rilevanti multinazionali, pianificano le nuove strategie di marketing , che riempiono pagine di riviste, puntando su aggettivi di provata attrattiva quali "naturale" o "biologico".
In realtà, in Italia, l'80% dei prodotti che si definiscono "verdi" o "bio" lo sono solo di nome: di naturale o biologico hanno soltanto il packaging. Anche le grandi Case cosmetiche, "convinte" dal naturale, propongono linee che sottolineano le valenze di formule "naturali"» e di "antichi metodi". Ne deriva che la maggior parte degli italiani, in erboristeria, in profumeria o anche in farmacia, credono di acquistare cosmetici naturali o bio, che in realtà sono prodotti normali. Questa situazione deriva dall'assenza di una legislazione specifica, ed il cui unico riferimento è la legge dei cosmetici.
L'obiettivo sarebbe un "marchio" europeo (in Inghilterra, Germania e Francia esistono già regole specifiche) o almeno uno standard di qualità universalmente condiviso in tutti i Paesi Ue. Questa regolamentazione renderebbe più trasparente un settore in espansione in cui l'inganno è, purtroppo, molto frequente. Il consumo di cosmetici nel nostro Paese, infatti, ha raggiunto quota 8500 milioni di euro nel 2004, ma un italiano su tre (30,5%) lamenta reazioni avverse provocate da prodotti di bellezza, quasi sempre dovute ad una scelta sbagliata dei trattamenti.
Secondo una proposta del CCPB (Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici), che ricalca la direttiva per i prodotti bioagricoli, nei cosmetici biologici i prodotti naturali o di origine naturale dovranno costituire almeno il 95% in peso del totale ingredienti (acqua inclusa); è ammesso un 5% massimo di additivi sintetici.
E' poi prevista la distinzione tra "cosmetico biologico" (almeno il 95% in peso di prodotti biologici) e 'cosmetico con ingredienti biologici' (almeno il 70% in peso di prodotti biologici).
Tra gli altri obblighi quello di elencare ed evidenziare in etichetta gli ingredienti bio, di non usare Ogm e radiazioni ionizzanti, e di stoccare i prodotti in locali dedicati.
E' importante comunque sottolineare che il cosmetico biologico nasce per soddisfare l'esigenza dei consumatori che credono nelle virtù e nelle proprietà delle piante ma non è da considerarsi più o meno efficace o sicuro rispetto al cosmetico convenzionale. E' però indicato per chi ha la pelle particolarmente sensibile, oppure è allergico ad alcuni componenti, come il nichel.
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Marcello Guidotti, copyright 2006-2009
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